«I test sierologici fatti da privati? Creano confusione.»

di Marco Geddes (lettera al Corriere della sera – Corriere fiorentino)

Caro Direttore, ho letto, il 31 marzo, l’offerta, diffusa tramite alcuni giornali e siti, di vari laboratori privati per prenotarsi, attraverso un CUP Solidale, per l’esecuzione di test sierologici per la diagnosi di Coronavirus.

So che tale attività si va diffondendo anche in altre aree del Paese ma, nel caso specifico e in relazione alla ricorrenza del 1 di Aprile, ho ipotizzato che si trattasse – anche per le modalità di offerta – di uno scherzo di cattivo gusto.

Seguo, pur senza specifiche competenze, questa epidemia e i provvedimenti che vengono presi e pertanto l’iniziativa mi suscita la più viva preoccupazione e vorrei esplicitarne, tramite questa mia lettera, le ragioni.

Il test sierologico è un test che ha il vantaggio, rispetto al tampone, di essere rapido; non si tratta solo della metodica ma del fatto che il tampone preleva potenzialmente un virus che deve essere trattato in un laboratorio adeguato, anche in termini di sicurezza. Il test sierologico esamina la risposta anticorpale e ci dice invece se il paziente è non infetto o probabilmente infetto.Ora di tali parametri abbiamo varie informazioni, che ci confermano un’elevata capacità di individuare il non infetto, ma la necessità che, in caso positivo, la persona sia sottoposta a conferma tramite un tampone.Pertanto la strategia, messa in atto correttamente da parte della nostra Regione Toscana, è di sottoporre prioritariamente a tale accertamento il personale esposto, con la conferma del tampone per i positivi.

Appare ovvio che le caratteristiche del test siano da attribuire a una singola tipologia, cioè a un determinato Kit (prodotto), e non di per sé espandibili a tutto quanto in commercio, che deve essere adeguatamente validato, cosa che stanno effettuando a livello nazionale e di alcune Regioni.

L’iniziativa a cui faccio riferimento lo offre invece a tutta la popolazione a 25 € in ambulatorio e a 55 € con prelievo a domicilio [ma ora vi sono, da parte di altri laboratori, anche offerte a prezzi assai più elevati].Pertanto il criterio di priorità è avere i soldi per chiamare a domicilio un “prelevatore” (4 persone = 220 Euro) e convincere il medico di base ad inviarti una richiesta, poiché in questo periodo è facilmente contattabile e non ha altre problematiche da gestire…Un criterio che mi pare inappropriato e oltre tutto non etico di definire le priorità.

Tale operatore (medico) che effettua il prelievo entra in abitazioni di potenziali infetti e, con quali procedure e strumenti di protezione individuali – cosa che risulta ignota – effettua il prelievo.Poi ti verrà inviato un referto che il medico curante, insieme a te, dovrà interpretare in base a due parametri anticorpali: IgM, più precoci e le IdG, più persistenti. E se risulti positivo chi ti fa il controllo del tampone? Se negativo posso utilizzare comportamenti meno restrittivi? Si genera soltanto confusione!

Questa offerta di test così propagandata non porta inoltre alcuna informazione sulla diffusione della infezione nella nostra popolazione, che L’Imperial College di Londra valuta, con un ampio margine di confidenza, in circa 6 milioni di italiani (9,8%).

Se vogliamo conoscere l’effettivo andamento dell’epidemia abbiamo, in questa regione, tutte le competenze epidemiologiche e demografiche per effettuare un’indagine, secondo quanto suggerito a livello nazionale dai precedenti Presidenti dell’ISTAT, definendo un campione adeguato alla tipologia di domande a cui rispondere: aree geografiche, età, sesso, nucleo familiare, attività lavorativa etc.

Non si tratta di ricostruire un evento per “scientifica curiosità”, ma di capire il fenomeno e di individuare come e dove intervenire nella prossima possibile (e probabile) ondata epidemica.
Chi si è occupato di altre epidemie, nella storia passata e recente, sa che in queste occasioni emergono tre tipi di comportamenti:

  1. Una solidarietà diffusa, come si evidenzia non solo da parte di Pubbliche Assistenze e Misericordie, che effettuano anche attività di “prima linea”, ma da Caritas, Sindacati Pensionati, San Vincenzo etc. che procurano alimenti, contattano famiglie, pagano le bollette per i più fragili, gli “scomparsi”, o anche da singole persone, come il Sindaco che ritira la pensione per chi non può uscire di casa.
  2. Iniziative inappropriate, per rispondere ad esigenze ed ansie, come – ritengo –  sia quella a cui fa riferimento questa mia lettera.
  3. Iniziative finalizzate a speculare in una situazione di difficoltà, come – spero – non sia quella a cui faccio riferimento in questa mia lettera.

Uno Stato, il nostro Stato, nella sua articolazione più capillare, deve incentivare le prime, indirizzare le seconde e reprime queste ultime.

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