Quando muore un operatore sanitario è un pugno nello stomaco

di Massimo Brunetti * e Michela Giannetti**

In aereo, in caso di necessità, ai genitori raccomandano di indossare per primi le maschere di ossigeno perché solo così possono successivamente aiutare i bambini a indossarle. Chi deve aiutare gli altri deve preservare innanzi tutto la propria salute perché solo così può svolgere i propri compiti. Quando non riusciamo a tutelare in modo adeguato i professionisti sanitari, facciamo invece esattamente il contrario. Ogni volta che un operatore muore è un pugno nello stomaco, sapendo che avremmo potuto fare di più per tutelarlo. Che almeno questa diventi l’occasione per scrivere un futuro diverso e per farlo dobbiamo iniziare a capire dove abbiamo sbagliato.

Francamente, dobbiamo dirci che la colpa è anche un po’ di noi professionisti, che abbiamo lasciato per troppo tempo che il tema della sicurezza di cittadini e operatori fosse un optional. Una delle tante incombenze burocratiche, gestita nei ritagli di tempo, pensando che in fondo fossero cose inutili.

Certamente un problema delle aziende sanitarie, ma anche di tutte le istituzioni che potrebbero avere la forza di trasformare in meglio quelle organizzazioni. Ordini professionali, sindacati, società scientifiche, associazioni di cittadini e di pazienti, politica che raramente hanno posto il problema della sicurezza in modo serio e con la dovuta priorità. E questo lo si dovrebbe fare in tempo di pace, non quando hai il nemico in casa.

Quanto tempo è stato dedicato a discutere e prepararsi al rischio pandemia? Perché le banche lo hanno nei loro rischi operativi e molte aziende sanitarie no? In quanti hanno chiesto conto dei piani di sicurezza per gestire questi rischi?

Questa sberla in faccia che tutti abbiamo ricevuto forse ci aiuterà a fare un esame della realtà. Per capire come gli acquisti al massimo ribasso, senza guardare alla qualità di quello che compri, sono chiaramente un modo per segare il ramo su cui siamo seduti. Per capire che se i professionisti sanitari non sono i primi ad essere protetti, il sistema crolla.

Ora è la pandemia, domani saranno gli attacchi informatici o le resistenze batteriche. Ma cosa possiamo fare per evitare conseguenze così catastrofiche? La risposta è semplice. Avere la sicurezza come valore guida delle organizzazioni sanitarie, ascoltare i professionisti per imparare da chi è in prima linea quali e dove sono le possibili falle del sistema e definire così insieme le azioni da mettere in campo. Definire una priorità dei rischi, delle misure per gestirli e su questo essere completamente trasparenti. E tutto questo senza lasciare spazio a chi ha un approccio meramente burocratico.

Per farlo non basta che lo facciano solo le aziende sanitarie, spinte come avvenuto in questi anni a guardare in modo ossessivo ai loro bilanci, per raschiare il fondo del barile nel ridurre i costi. E al contempo parte di quelle risorse dedicate al SSN, sono state spostate verso il sistema sanitario privato accreditato. Tutto questo ha tagliato le gambe alla capacità di resilienza delle aziende sanitarie pubbliche e dei loro professionisti, resilienza in grado nei momenti di crisi di difenderti dal nemico.

Se riusciremo a uscire da questa crisi, come avverrà certamente, è solo perché i nostri operatori sono andati oltre i loro limiti. Ed è quello che ogni giorno ci raccontano, quando si addormentano sfiniti con i camici addosso. E una delle lezioni da trarre da tutto questo è che quella della sicurezza deve diventare una priorità di tutti e di tutte le istituzioni che operano nel mondo della sanità: ordini professionali e sindacati in primis.

Sicurezza gestita in modo meno burocratico, in modo molto più integrato, valorizzata anche nei percorsi universitari. Non una delle tante cose, ma quella fondante il sistema.

Che i cittadini e gli operatori vittime di questa emergenza abbiano almeno la consolazione di aver contribuito a costruire un pezzo di società migliore. Che l’ossigeno portato da queste mascherine diventi il motore di un sistema sanitario pubblico sempre più capace di rispondere ad emergenze come questa. L’unico sistema in grado di farlo.

* Azienda USL Modena- Associazione Salute Diritto Fondamentale

** Azienda Ospedaliera Universitaria Senese – Federazione TSRM-PSTRP

Condividi l'articolo

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn