La nave e le tempeste

Il Ssn è sempre più un vascello in mare aperto. Ma il 12 luglio abbiamo lanciato un monito “Aprite i porti, riempite la stiva, imbarcate la ciurma, affrontate la tempesta!”.

Siamo preoccupati! Perché? Perché quarant’anni fa abbiamo, si può dire, costruito il Servizio sanitario nazionale. Si tratta un po’ di una nave sulla quale tutti hanno, in caso di bisogno, diritto di salire. Un vascello che, nel corso di questi anni, ha avuto adeguamenti, alcuni indispensabili e necessari, altri forse non proprio necessari e non perfetti. Una nave che ha un basso consumo di carburante e un equipaggio professionale e affidabile, come attestano gli enti internazionali preposti alla navigazione.

Negli ultimi anni, nell’ultimo decennio, seppure con una continuità di comando (l’ultimo capitano, il precedente Ministro della Salute, è stato in carica per 1858 giorni!), via via che ha toccato i porti non sì è rifornita di sufficiente carburante e poi una parte dell’equipaggio è sceso e non è stato rimpiazzato.

Siamo quindi giustamente preoccupati e qualcuno ormai teme che fra poco la nave possa essere in mano al cuoco di bordo e ciò che trasmetterà il microfono del comandante non sarà più la rotta, ma ciò che mangeremo domani (o alla prossima manovra finanziaria…).

Siamo poi stupiti del fatto che l’armatore abbia aumentato i ticket sull’imbarco, ma anche increduli del fatto che rimborsi in larga parte il biglietto di coloro che prendono l’aliscafo. E così molte persone, per tragitti brevi, non in mare aperto, ormai preferiscono un’altra compagnia! E poi siamo preoccupati che, con questo assetto di navigazione, si debbano affrontare due tempeste che sono state previste dai meteorologi.

Una viene da Est, da destra, e si chiama Flat Tax. Alcuni economisti sono stati chiari: “Chi può permetterselo scenda dalla nave, esca dal Servizio sanitario nazionale”. Si chiama opting out; un vecchio adagio confindustriale degli anni novanta. Oggi tocca alla sanità, domani l’istruzione!

E poi c’è l’altra tempesta, che viene dal Nord. Si chiama Regionalismo differenziato. Un federalismo di abbandono, che si coniuga con il progressivo indebolimento, ormai da oltre un decennio, del ruolo del parlamento nazionale e che si prospetta come una rottura dei canoni fondamentali di eguaglianza e di solidarietà.

Questa nave affonderà? Abbiamo udito un monito: “Aprite i porti, riempite la stiva, imbarcate la ciurma, affrontate la tempesta!”. 

Condividi l'articolo

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn