Mafie, altro che quarantena. La storia ci insegna che ogni organizzazione mafiosa ha fatto il salto di qualità nelle fasi emergenziali

di Rosy Bindi (editoriale per lavialibera, magazine di Libera)

Nessuno pensi che il tema non sia attuale o che, peggio ancora, lo sia soltanto per i soliti specialisti, i quali, qualunque cosa accada nel mondo, solo una cosa sanno pensare: la mafia e le mafie. A parte che chi scrive specialista non è, per fortuna non sono mancate nei giorni della pandemia da coronavirus le riflessioni di veri conoscitori dell’altra pandemia, quella delle mafie.L’errore più grande che potremmo fare è ritenere che, come siamo stati piegati tutti noi, come sono messe alla prova le strutture portanti del nostro sistema – da quella sanitaria, a quella economica, da quella familiare a quella sociale – anche le mafie siano costrette in quarantena. Non è così. Anzi. La quarantena è una preziosa occasione per valorizzare e capitalizzare una delle loro caratteristiche principali: l’inabissamento, il nascondimento, il non svelamento.

Non so se noi saremo capaci di approfittare di questa fase inedita del mondo per ripensare la nostra vita e il nostro futuro, se prenderemo coscienza del nostro limite e dei nostri errori. Non so se avremo imparato la lezione. Sono certa che le mafie lo faranno e non si faranno trovare impreparate per la fase del dopo emergenza, quando saremo tornati alla “nuova normalità” che ci attende.

Non so se avremo imparato la lezione principale, quella che ci ha ricordato Papa Francesco dalla piazza deserta di San Pietro: pensavamo di essere sani in un mondo malato.

Non so se avremo capito davvero quanto paradigmatico sia il bene salute per esprimere la correlazione tra diritto fondamentale della persona e interesse della comunità. Paradigmatico di ogni bene comune e quindi dell’acqua, dell’aria, del cibo, del lavoro, del sapere, della bellezza. So invece che le mafie sapranno approfittare immediatamente, e lo stanno già facendo, della nostra timidezza o resistenza alla conversione verso un mondo più giusto. Se non ci convertiremo, le disuguaglianze cresceranno in maniera esponenziale, come i contagi nella fase del picco, e questo sarà il regalo più grande alle mafie. Queste hanno sempre alimentato il loro consenso assicurando con la loro rete di protezione malsana e interessata ciò che noi abbiamo negato con il nostro egoismo: pane, lavoro, salute, denaro. Beni sporchi i loro, certo, ma pur sempre desiderabili, in assenza dei beni puliti, ma sottratti a larga parte dei cittadini, in particolare quelli più fragili e soli.

Avremo imparato finalmente che siamo cittadini della terra e che solo noi abbiamo disegnato i confini della nazione, dei continenti, che abbiamo costruito i muri e circoscritto i territori del nostro dominio? Le mafie lo sanno già e hanno imparato alla perfezione a coniugare l’appartenenza alla casa madre, dove il loro virus è da secoli incubato, e tecniche moderne della sua diffusione in ogni parte del pianeta. Se noi continueremo l’odiosa discussione tra ciò che deve fare lo Stato e ciò che spetta alle regioni, tra chi è stato più bravo e chi è arrivato prima, se avremo dovuto subire l’egoismo miope e ingrato di alcuni governi europei per gestire l’emergenza e soprattutto per programmare il futuro; le mafie avranno aumentato in maniera irreversibile il potere di condizionare ogni scelta a livello globale.

La salute è un bene che non ha confini e può essere garantita soltanto da relazioni istituzionali trasparenti, efficienti, certe. Il Servizio sanitario nazionale non è la sommatoria di 21 sistemi sanitari regionali con modelli organizzativi differenti, con livelli di assistenza disuguali, con offerta di servizi squilibrati. La salute mondiale non può essere compromessa da strategie nazionali tra loro contraddittorie, da contrapposizioni continentali.

E ancora, avremo capito, nei lunghi giorni del distanziamento sociale, quanto preziosa sia la democrazia? Quanto attuale e carica di futuro sia la nostra Costituzione?

Il tempo dell’emergenza è stato governato da una legislazione emergenziale. Le nostre libertà sono state orientate al bene essenziale della salute; le regole per l’approvvigionamento dei beni e la realizzazione delle strutture hanno sospeso le procedure ordinarie; non poteva che essere così. Doveva essere così, ma ciò che è inevitabile per i periodi dell’emergenza non può diventare un pretesto/precedente per sospendere e superare i principi fondamentali della Costituzione nella nuova normalità che ci attende. Altrimenti avremmo sacrificato il presupposto per assicurare il cambiamento che tutti auspichiamo: i principi e le regole della democrazia. E avremmo anche aperto autostrade alle mafie perché si impossessino dell’economia reale e legale, per accaparrarsi nuovo denaro pubblico. Forse questa fase ci insegnerà a fare a meno di tante incrostazioni burocratiche, spesso usate dalle mafie per conquistare nuove posizioni di potere e nuove filiere produttive, ma non dovrà affievolire il principio di legalità, trasparenza, imparzialità della pubblica amministrazione. Anzi la vigilanza dovrà essere più forte perché la storia ci insegna che ogni organizzazione mafiosa ha fatto il salto di qualità sfruttando le fasi emergenziali vissute dal nostro paese.

Spero che questa volta vada diversamente e che l’emergenza non si traduca in una nuova ragione di arricchimento per la criminalità. Sconfiggere la pandemia da Covid-19 può essere un momento cruciale per sconfiggere anche la pandemia del malaffare, della corruzione, delle mafie.

Condividi l'articolo

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn