Le zoonosi e il rischio per la salute globale

di Maria Caramelli, medico veterinario, Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Torino

Russel Mead, noto politologo statunitense, ha detto che dopo quelle dell’industria e della finanza, adesso comincia l’era della biologia. Ovvero l’era in cui saper controllare (o scatenare) le malattie infettive darà a un Paese un vantaggio strategico immenso.

Il disastro innescato dal virus SARS-Cov-2, capace di fare salti di specie fino ad arrivare all’uomo, ha dimostrato il fortissimo legame tra malattie infettive e fauna selvatica e ha reso evidente l’urgenza di una migliore strutturazione a livello globale delle attività di sorveglianza delle malattie degli animali, in particolar modo di quelli selvatici.

Questo significa che dobbiamo esigere un miglior controllo veterinario delle malattie animali, volto a migliorare la capacità del sistema di identificare precocemente gli agenti di zoonosi in modo da circoscriverli.

Nelle ultime settimane negli allevamenti di visoni in Danimarca e in Olanda si è diffuso il coronavirus umano. Ci troviamo di fronte a un nuovo aspetto della pandemia: il SARS-Cov- 2 può, tornando agli animali, diffondersi in specie inedite rispetto a quella da cui è arrivato. I visoni si sono ammalati di Covid perchè sono molto sensibili al virus e le condizioni di sovraffollamento nelle gabbie favoriscono una tumultuosa amplificazione dell’infezione virale. Per impedire l’ulteriore diffusione dell’infezione, tra operatori degli allevamenti e i loro contatti, gli animali sono stati abbattuti a milioni.  

Le segnalazioni di positività negli allevamenti di visone sono arrivate negli ultimi mesi anche da altri Paesi. In Italia il Ministero della Salute ha previsto controlli negli allevamenti, per sorvegliare l’eventuale comparsa di sintomi clinici o fenomeni di mortalità anomala a cui far seguire i controlli diagnostici.

Il serbatoio di virus che si è creato negli allevamenti di animali da pelliccia significa che non è affatto remota la possibilità che il virus trovi riparo all’interno di nicchie di animali, selvatici soprattutto, pronto a uscire nuovamente, quando magari l’avremo creduto debellato con un vaccino.

Questo evento ci ricorda ancora una volta la pericolosità delle zoonosi, cioè di quelle malattie che secondo l’OMS rappresentano ormai il 65% delle malattie infettive emergenti. Sono causate soprattutto da virus, ma ci sono anche batteri, prioni e parassiti che a un certo punto superano la pur robusta barriera tra animale e uomo: le zoonosi rappresentano da trent’anni la principale fonte di rischio infettivo dell’uomo.  A favorire l’aumento di queste malattie è in primo luogo il cambiamento climatico e i conseguenti squilibri degli ecosistemi in cui vivono gli animali selvatici (e i loro virus). Ad esempio il riscaldamento globale sta incrementando significativamente le malattie da vettori quali zanzare e zecche che trovano ospitalità negli animali e nell’uomo. 

Deforestazioni, siccità e inondazioni spingono intere popolazioni di animali selvatici fuori dagli habitat consueti avvicinandoli sempre di più agli insediamenti urbani. Non solo, ma la crescente condivisione di pascoli e prati della fauna selvatica con i nostri animali zootecnici favorisce il rimescolamento degli agenti di malattia tra di loro.

Se la salute dell’ambiente è cruciale per la diffusione dei virus zoonotici, l’elemento scatenante è sempre il comportamento umano, come insegna l’attuale epidemia ove il salto di specie dal pipistrello – piccolo mammifero volante diffuso in tutti i continenti, serbatoio noto di decine di coronavirus – è stato agevolato dal suo utilizzo alimentare, o di ospiti selvatici intermedi in condizioni igieniche precarie in Cina.

Di fronte alla certezza che la fauna selvatica sia un serbatoio infinito di nuove malattie infettive, diventa urgente strutturare una migliore sorveglianza delle malattie degli animali, in particolar modo di quelli selvatici. Tutti i Paesi devono allinearsi acquisendo in modo omogeneo la capacità di identificare precocemente gli agenti di zoonosis, di modo da circoscriverli.

La lotta a queste malattie riveste un carattere di grande complessità perché deve abbracciare per intero quell’obiettivo che è definito come One Health, una salute unica, di uomo, animali e ambiente.

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