E ADESSO COSA SUCCEDE?

di Guido Silvestri

Oggi parliamo dell’andamento globale della pandemia COVID-19. Questo è importante per capire non solo quello che sta succedendo adesso, ma ciò che succederà in futuro, nelle prossime settimane. Il post è lungo, ma spero utile, e soprattutto basato su DATI e NUMERI. Ricordo che ci sono molte pagine e siti web dove può andare chi preferisce commenti brevi, brillanti, eruditi e… basati sul nulla.

Premetto che non discuterò modelli matematici (non sono la mia specialità), ma farò considerazioni su TRE NUMERI per diversi Paesi e/o regioni geografiche. I numeri sono: morti, contagiati, e rapporto tra morti e contagiati (indice crudo di letalità, in percentuale). Sono numeri da prendere con le molle, perché non tutti contano questi eventi allo stesso modo, ma vengono da fonti ufficiali (WHO, CDC, EU) e sono il meglio che abbiamo. 

Farò anche considerazioni basate su fattori come: qualità del servizio sanitario, livello di isolamento, fattori ambientali (clima, soprattutto), fattori sociali (età della popolazione, stile di vita, etc). Il tutto per cercare di capire quale direzione stia prendendo la pandemia a livello globale e poi anche per iniziare una riflessione su come “riaprire” il sistema Italia, di cui ci occuperemo nei prossimi giorni.

Mi raccomando: arrivate alla CONCLUSIONE che è il punto più importante di tutti!

1. ITALIA DEL NORD

La situazione in Nord Italia, con epicentro in Lombardia e ramificazioni fino alle Marche settentrionali, rimane difficile. Si rafforza l’ipotesi che una serie di fattori (chiusura ritardata, popolazione anziana, sovraccarico ospedaliero, condizioni ambientali favorevoli a CoV, etc) abbiano creato la TEMPESTA PERFETTA per una diffusione rapida con alta letalità (16.6%). La nota positiva è che i nuovi contagi non aumentano, mentre non scende la mortalità, che riflette ancora casi “vecchi” di due-tre settimane.

2. ITALIA DEL SUD

La tenuta dell’Italia del Sud – Roma compresa – è notizia positiva. A tre settimane dalla “chiusura” i casi sono molto meno frequenti che al Nord, e la mortalità totale (684) rappresenta solo il ~5% dei decessi per il ~45% della popolazione italiana. Da notare che la letalità (5.8%) è più in linea con i dati europei. Studi futuri chiariranno l’importanza potenziale del clima mite, che potrebbe influenzare sia la rapidità del contagio che la severità clinica (i.e., si potrebbe attenuare se le infezioni avvengono con carica virale in media più bassa). 

3. SPAGNA

La Spagna continua a sperimentare alta mortalita’ (8.209 morti, 8.7% di letalità, in entrambi i numeri è seconda solo all’Italia). Da notare che anche in Spagna, come in Italia, è presente un chiaro gradiente Nord-Sud, con il 90% delle morti che sono da Madrid (compresa) in su, mentre solo il 10% è sotto Madrid, nonostante questa sia un’area dove risiede il 40% della popolazione spagnola. Fattori aggravanti che possono influire sono il sovraccarico ospedaliero, soprattutto a Madrid e dintorni, e l’alto livello di socialità tra giovani ed anziani.  4. FRANCIA & GRAN BRETAGNALa Francia sta sperimentando una mortalità di livello medio-alto (3.024 morti, 6.7% di letalità), con meno sovraccarico ospedaliero, ma clima simile al Nord Italia e livello alto di interazioni sociali tra giovani e vecchi. La Gran Bretagna è al 6.3%, sostanzialmente sovrapponibile. Nonostante le estemporanee (ma anche temporanee) dichiarazioni di Boris Johnson, il PHS inglese sembra per ora reggere l’urto di COVID-19, ma le prossime settimane saranno difficili.

5. GERMANIA, SVIZZERA, AUSTRIA & OLANDA

Questi quattro paesi presi insieme hanno totalizzato 105.000 casi confermati (come l’Italia) con però solo un sesto dei morti italiani (letalità al 1.9%, quindi a livelli USA). Difficile non presumere come questi paesi, certamente non aiutati dal fattore atmosferico e che hanno messo in atto restrizioni alla circolazione personale tutto sommato meno dure di quelle italiane, abbiano rispettate le norme di isolamento in modo ben più rigoroso.

6. SCANDINAVIA

Anche in Scandinavia, dove le restrizioni alla circolazione sono limitate, sono relativamente bassi sia la mortalità (tutti insieme hanno fatto il 60% dei morti avuti nelle Marche) che soprattutto la letalità (0.64%). Onestamente sono numeri che non mi sorprendono troppo. Non per niente la Scandinavia è la terra dove non esistono vaccini obbligatori eppure le coperture vaccinali sono al 98-99%. Che ci sia una lezione da imparare sul modello di sanità pubblica scandinava?

7. GRECIA, ALBANIA & TURCHIA

Ho raggruppato tre paesi dell’area mediterranea-balcanica, a clima più temperato ma abitudini sociali “inclusive”, sanita’ pubblica moderatamente efficiente e livello medio di rispetto delle regole di isolamento. E’ interessante notare che ne esce non solo un numero abbastanza basso di casi confermati (~12.000) ma anche una mortalità del 1,85%, che non è affatto male. In definitive, sembra difficile spiegare questi numeri senza invocare il fattore atmosferico-climatico.   

8. ROMANIA, BULGARIA ed UNGHERIA

Qui invece ho raggruppato tre paesi dell’area adiacente ma più a Nord (Balcani settentrionali), anch’essi con un numero piuttosto basso di casi confermati. Sanità pubblica simile se non migliore dei tre paesi al punto #7, rispetto per le regole simile o forse migliore, ma clima più freddo. Risultato, una mortalità un po’ più alta: 3.0%.

9. RUSSIA

La situazione in Russia si sta facendo interessante dal punto di vuista epidemiologico. Dopo una partenza molto lenta, in parte legata anche al grande freddo dell’inverno russo che presumibilmente reduce i contatti sociali, i casi stanno ora aumentando in modo esponenziale, raddoppiando ogni ~3 giorni. E’ uno dei paesi da tenere maggiormente d’occhio nei prossimi giorni – e qui l’ipotesi del fattore climatico prevederebbe un rapido aumento del numero sia dei casi che dei morti per almeno tre-quattro settimane.

10. USA – SEATTLE E NEW YORK

In USA finora oltre 160.000 casi confermati e 3.003 morti (letalità al 1.8%, piuttosto bassa, indice che il nostro tanto vituperato sistema sanitario per ora regge). Il trend dei nuovi casi è stabile negli ultimi quattro giorni (circa 20.000 al giorno), la mortalità sembra però coinvolgere diverse persone sotto i 50 anni, quasi sempre obese e diabetiche. La maggior parte dei morti sono concentrati a New York (oltre il 50% del totale in un’area che contiene ~5% della popolazione USA) e Seattle, entrambi posti dal clima non dissimile a Milano. Da notare che New York ha in comune con Milano anche il ritardo nella “chiusura” e la forte componente di “interazione sociale” tra giovani ed anziani.

11. USA – ATLANTA

Qui dalle mie parti si combatte duramente: 4.117 casi totali, 125 morti, letalità al 3.0% nel totale della Georgia, ma solo al 2.0% nelle tre grandi contee di Atlanta (Fulton, Dekalb e Gwinnett). Da notare – e lo cito solo qui perché parlo per esperienza diretta – che il numero dei casi positivi sulla base di campionamenti di asintomatici è probabilmente 10-20 volte più alto, il che suggerisce, per ovvii motivi aritmetici, che la letalità reale di COVID-19 sia parecchio più bassa, 12. CANADAI cugini canadesi per ora reggono bene. Nonostante il clima freddo, che non aiuta, la combinazione virtuosa di sanità pubblica efficiente, isolamento sociale e rispetto delle regole mantiene per ora una letalità al 1.2%, quindi di livello quasi scandinavo.

13. CINA

In Cina, dopo la “riapertura” formale ma controllata delle operazioni nei giorni scorsi, il numero di nuovi casi si è attestato sui 100 al giorno, senza segni di riesplosione dell’epidemia. Sarà importante fare studi sierologici a tappeto per capire – nel caso che questo periodo d’oro si prolunghi per mesi – quale sia il ruolo delle misure di isolamento che ancora rimangono verso quello dell’instaurarsi di immunità naturale in larghe fasce della popolazione cinese. 

14. GIAPPONE & KOREA

Questi due paesi geograficamente e culturalmente vicini hanno simili livelli di letalità (2-3%) ed un numero relativamente raro di casi, meno di 10.000 in Korea, che pure è stata investita presto dalla pandemia, e addirittura meno di 2.000 in Giappone. Da notare che in entrambi i paesi si va verso il periodo di tarda primavera ed inizio estate in cui le temperature ambientali salgono notevolmente.

16. SUD-EST ASIATICO

L’andamento della pandemia nel Sud-Est asiatico è sorprendentemente BENEVOLO da qualunque punto di vista si esamini la situazione. Paesi densamente popolati e vicini alla Cina sia geograficamente che in termini di scambi commerciali, come Vietnam, Thailandia, Philippines, Taiwan, Malaysia, Bangladesh, Indonesia, Brunei e Singapore hanno un totale di 9.627 casi confermati (meno di un quarto della Lombardia!!!), ed un totale di 291 morti (un terzo meno delle Marche!!!). In termini di strategia anti-COVID-19, nel Sud-Est asiatico si va dall’uso robusto della tecnologia e del case-tracking (Singapore e Taiwan, con mortalità dello 0.3% e 1.3%, rispettivamente) all’affidarsi alla Vergine Maria (Philippines, mortalità del 4.8%) o al profeta Muhammad (Malaysia ed Indonesia, con mortalità del 2% ed 8%, rispettivamente) – il che conferma come, per i problemi medici, la tecnologia aiuta più delle preghiere. Scherzi a parte, è praticamente impossibile spiegare i numeri attuali della pandemia nel Sud-Est asiatico senza invocare il fattore ambientale-climatico.

17. INDIA

Anche in India l’andamento della pandemia da COVID-19 è sorprendentemente lento e benigno (“solo” 1251 casi e 32 morti). Vedremo come andrà nelle prossime settimane, ma anche qui il fattore ambientale-climatico sembra predominante. 

18. PAESI DEL GOLFO

(Arabia, Kuwait, Qatar, Bahrein, EAU)Interessantissima la situazione nei 5 paesi del golfo d’Arabia (o golfo Persico) in cui a fronte di grandi contatti commerciali con la Cina sono stati confermati solo 3.961 casi con letalità molto bassa, addirittura meno dello 0.5%. Come ben sappiamo sono tutti paesi dai servizi sanitari molto efficienti, almeno per i cittadini, e dal clima molto caldo e secco, che potrebbe svolgere un ruolo molto importante.

19. NORD AFRICA

La pandemia COVID-19 ha colpito il Nord Africa con un totale di 2.176 casi confermati e 118 morti tra Egitto, Tunisia, Algeria e Morocco. Anche se la mortalità del 5.4% non è bassa – e possibilmente riflette la presenza sia di un numero basso di test fatti che un’assistenza sanitaria pubblica meno efficiente di quella europea –  l’andamento generale dell’infezione è decisamente lento, soprattutto considerando l’ingente livello di scambi personali e commerciali con paesi molto colpiti come Italia, Francia e Spagna. Anche qui si tratta di paesi dal clima molto caldo e secco.

20. AFRICA SUB-SAHARANA

L’Africa sub-saharana era la nostra GRANDE PAURA fin da gennaio, a causa sia degli enormi scambi commerciali e di personale con la Cina che dei livelli non ideali di assistenza sanitaria. Invece, a dispetto di questi timori, la situazione in Africa rimane relativamente tranquilla, con poche infezioni e pochi morti. Un fattore che potrebbe ridurre la mortalità è la relativa gioventù della popolazione africana. Interessanti i dati del Sudafrica, che sta uscendo adesso da una estate particolarmente calda e che gode di una rete sanitaria in buona parte moderna ed efficicente, dove nessun morto è stato segnalato a fronte di oltre mille casi confermati.

21. MEXICO

Anche il Mexico, che pure fa molti affari sia con la Cina che con gli USA, è praticamente appena toccato dalla pandemia, con al momento 1.094 casi confermati e 28 morti (2.7% di letalità). Anche qui bisognerà vedere come andranno le cose nelle prossime settimane, ma tutto conferma l’impressione che ci sia una specie di “muro geografico” tra il 35-40esimo parallelo di latitudine Nord che renda meno efficiente e meno letale la propagazione di SARS-CoV-2. 

22. SUD AMERICA

Qui ho guardato ai dati cumulativi di sei paesi latino-americani (Brasile, Argentina, Chile, Colombia, Perù ed Ecuador), che insieme riportano 11.790 casi con una letalità del 2.5% – chiaramente molto bassa considerando la qualità in genere non ottimale dei servizi sanitari di questi paesi, almeno se paragonati all’Europa Occidentale. Ricordo che con l’eccezione di Chile ed Argentina, che escono adesso dall’estate australe, gli altri sono paesi dal clima mite ed in alcuni casi equatoriale.

23. AUSTRALIA E NEW ZEALAND

Situazione tutto sommato sotto controllo anche in Oceania, dove solo 20 morti sono riportati a fronte di oltre 5.000 casi confermati di COVID-19 (mortalità allo 0.4%). Sarà interessante vedere come andranno le cose con l’avanzare dell’autunno e poi dell’inverno, che può essere occasionalmente rigido specialmente nella zona di Melbourne/Victoria ed in New Zealand.  

CONCLUSIONE – VALUTAZIONE GLOBALE 

Come vedete nel grafico qui sotto preso dal sito web dello European Center for Diseases Control (E-CDC), sono ormai 4 giorni che il numero dei nuovi casi diagnosticati al giorno a livello globale si è stabilizzato sui ~60.000, senza più vedere il trend di aumento esponenziale che abbiamo osservato fino al 27 marzo. 

Naturalmente è ancora presto, molto presto, per dichiarare vittoria, ma l’insieme della stabilizzazione dei casi in Europa e Nord America – grazie soprattutto alle misure di distanza sociale – con la tenuta del muro geografico/climatico del 35-40esimo parallelo Nord mi fa abbastanza ben sperare che si possa essere non più alla fine dell’inizio (che era stato il controllo di COVID-19 a Wuhan/Hubei), ma all’inizio della fine.

PS: spero che chi legge apprezzi (i) come questo post separi i numeri, che sono fatti, dalle ipotesi interpretative ed altre opinioni personali, che si possono più o meno condividere, e (ii) le ore che tolgo al sono per cercare di fare un po’ di INFORMAZIONE SERIA nel caos comunicativo che imperversa soprattutto (ma non solo) nei social. 

Grazie a tutti della lettura e buona giornata!

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